L’attualità delle quattro ecologie di Reyner Banham

L’attualità delle quattro ecologie di Reyner Banham

L’attualità delle quattro ecologie di Reyner Banham
R.Banham. Los Angeles. L’architettura di quattro ecologie (1971)

 

Il testo di Banham, pubblicato nel 1971, si presenta come una sorta di elogio di Los Angeles, contrariamente alla comune immagine della città, spesso criticata quale esempio degli effetti deleteri della pianificazione urbana moderna. Come scrive Vidler nell’introduzione del saggio “nel 1971 la città di Los Angeles era, per la maggior parte degli intellettuali dell’urbanistica e dell’architettura, un esempio decisamente negativo. Era per molti “l’anticittà, la Ur-città della cultura di plastica, del cinema e dei nutburger, la Fabbrica dei sogni, in altre parole il pessimo esempio preferito da tutti”

Lo status negativo di cui gode la città si riflette sulle prime recensioni del libro, tutte ostili alla futuristica e innovativa visione di Los Angeles, ormai intrappolata nel formalismo accademico di quegli anni o meglio nella trad-architecture cosi come la definisce lo stesso autore. Banham intendeva superare i canoni tradizionali dei manuali di storia dell’architettura che riducevano l’essenza e il carattere della città ai singoli monumenti architettonici che la caratterizzavano, leggendo e interpretando la città a partire dalla struttura della regione urbana nel suo complesso.

E cosi il rapporto tra spazio e società, tra storia e geografia, tra struttura e percezione si concretizzano nelle quattro ecologie di Los Angeles, in grado di rivelare in modo inedito, profondo e totalmente non convenzionale e radicale, lo spirito della città come direbbe Patrick Geddes.

Le quattro ecologie, frutto del suo errare attraverso le città danno forma alla struttura del libro, scandendo la successione dei vari capitoli: “Sufurbia” (la spiaggia e la costa), “Foothills” (le montagne di Santa Monica), The Plains of Id (la grande vallata centrale) e la più importante “Autopia” (il sistema delle freeway e i suoi correlati). Questi studi ecologici sono interrotti nella loro successione da capitoli dedicati alle specifiche architetture di Los Angeles. A loro volta questi sono intervallati da capitoli che aggiungono informazioni sullo sviluppo della rete dei trasporti in relazione a studi su ecologia e architettura. Una struttura complessa e articolata, che risponde all’intento dell’autore non solo di scardinare l’ordine rigoroso e logico della trad architecture, ma che vuole rispecchiare volutamente la mancanza di unità della città stessa, che ha un modello di storia plasmato sulla superstrada, è la città del movimento, è percepibile al meglio nel dinamismo, è la città ideale dei modernisti, del traffico, dei nut burger e delle automobili. A questo proposito non si può che menzionare le analogie con il mito futurista e il padre dei modernisti Le Corbusier, dalla quale l’autore trae spunto e ispirazione.

Le quattro ecologie quindi emergono come “unità comprensive”, in grado di rivelare e tematizzare la forma e la struttura della città di Los Angeles, relazionando modi dell’abitare con forme spaziali, aprendo una nuova strada per la pianificazione urbana che facilmente possiamo rivedere nella forma delle “Sette città di Bologna”, nella duplicità delle immagini e dei luoghi strategici del Piano Strutturale di Anversa, e nel piano di Matrah).

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